Libro Data.Insight.Action: Introduzione e presentazione

excel e marketing
Paperino e il magico mondo della matematica

C’è un mantra che mi ha sempre seguito e guidato: riuscire a trasformare i dati in azioni. Da qui la scelta del titolo Data. Insight. Action., in quanto i dati vanno usati per stimolare intuizioni utili per guidare le azioni. Per questo motivo ho scelto di scrivere un libro su come riuscire a farlo.

Ma che problema hanno i numeri?

In questi anni l’uso dei dati si è diffuso parecchio, ne abbiamo finalmente compreso l’importanza, ma è si è scatenata, di contro, una moderna caccia all’oro. In questa spasmodica ricerca alla tempesta di dati o, peggio, al tool più fico, ho visto usare e abusare del dato nei modi più disparati. Raramente, in questo vortice, ho visto produrre le azioni programmate e desiderate.

Ti introduco la lettura del manuale con un elenco delle pratiche scorrette che più mi hanno segnato.

  • Ho visto catturare enormi quantità di dati senza capire a cosa servissero e senza assegnare priorità, rendendo l’analisi infinita e insostenibile, insomma uno spreco immane di soldi e tempo.
  • Ogni volta che ho chiesto alle persone quali dati servissero loro per prendere decisioni, raramente hanno riposto con domande intelligenti: la maggior parte spara numeri a caso dando ufficialmente il via al suicidio del dato.
  • Ho visto persone annegare in un oceano di dati senza riuscire mai a rispondere alla domanda di partenza, ormai dispersa e affondata chissà dove.
  • Ho visto dati terrorizzare un paese per raccontare e visualizzare storie in modo scorretto.
  • Ho sentito discutere a lungo, in riunioni interminabili, su un dubbio atavico: i follower sui social sono un KPI o una vanity metrics?
  • Ho scoperto business che avevano deciso di non rendere sicuri i propri database: ecco perché poi hanno dovuto pagare riscatti mostruosi per riaverli indietro dagli hacker.
  • Ho letto report di 150 pagine senza trovare un solo suggerimento utile, soltanto ottimi spunti per partecipare alla sagra dell’ovvio.
  • Ho utilizzato dashboard impossibili da leggere, ma utilissime a provocare l’ansia e la frustrazione di chi l’aveva commissionata.
  • Ho visto persone aspettarsi che i dati prendessero decisioni al posto loro: pensavano che data driven significasse cedere la propria responsabilità al dato, come se fosse un oracolo. Sognavano l’isola che non c’è.
  • Mi sono passati davanti agli occhi progetti di intelligenza artificiale da miliardi di euro e li ho visti fallire per mancata utilità verso il business, uno dei requisiti principali.
  • Ho conosciuto analisti che non sapevano cosa fare, con la disperazione negli occhi, perché gli avevano affidato lavori di business analysis impossibili o senza senso.
  • Ho visto analisti cercare risposte tra numeri astrusi, quando si trattava di informazioni semplicissime che avrebbero potuto chiedere a voce al cliente seduto accanto, sprecando meno budget e meno tempo.
  • Ho visto gente stampare le dashboard e scaricare i dati su un excel perchè non si fidavano dei tool e di cosa c’è dietro

Il nostro debito: l’interazione uomo-numero

I costi tecnologici e l’infelicità delle persone aumentano a causa del nostro debito di processo a causa dell’inefficienza nell’interazione tra numero ed essere umano. Da qui nasce il mio desiderio di scrivere un libro che per me rappresenta l’apice della mia carriera analitica e che punta a creare la cultura tra hard skill e soft skill per comprendere il giusto uso del dato.

La vera utilità del dato

Con questo libro voglio chiarire tre punti.

  • I dati ci aiutano a prendere decisioni informate e riducono il rischio di un ipotetico fallimento.
  • I dati ci aiutano a mantenere il focus sull’obiettivo.
  • I dati si integrano con metodo scientifico ai processi creativi ed elevano il pensiero umano: grazie a loro è possibile smettere di litigare sulle opinioni e riportare discussioni vaghe a un livello di dialogo costruttivo.
  • Ora che è scoppiata la moda delle AI — e si rischia di affogare ulteriormente nei dati, perché l’utilizzo della data analysis di conseguenza aumenterà — dobbiamo capire che esiste un modo corretto per interagire con il numero.

È il momento di coltivare una sana cultura del dato, di preparare il mindset delle persone (team, clienti, pubblico) spiegando loro che possono sfruttare lo strumento anziché essere sfruttate.

Cosa troverai in questo libro

data insight action

Metodo

Dobbiamo saper scegliere i numeri giusti, organizzarli e sintetizzarli, guidarli per far accadere l’insight, cioè il momento
in cui capiamo cosa fare, e poi farci guidare da questa intuizione nello sviluppo di azioni che creino impatto sul business. Non è facile, ma neanche impossibile. L’obiettivo di questo manuale è aumentare questa consapevolezza usando un linguaggio davvero semplice e diretto.
Ho creato un metodo accessibile, comprensibile anche per chi pensa che i numeri siano nemici da sottomettere. Un metodo prima di tutto umano, orientato al pensiero, che parte dalle domande, dai ragionamenti e solo dopo usa i numeri per rispondere. Un metodo che racchiude tutte le tecniche e gli strumenti che ho studiato in altri ambiti in questi anni, come il pensiero laterale, la facilitazione, il design thinking e molte altre mie passioni. Un metodo che punta a
semplificare.

Per chi è il libro?

Ho scritto questo libro per dare a tutti la possiiblità di cambiare paradigma mentale. un libro per ogni tecnico in modo che diventi più vicino al business e ad ogni business manager, AD, e casalinga, in modo che riesca sempre più a usare i numeri e non essere usata.

Cosa imparerai

In partiolare vedremo:

  • I dati e il ruolo dell’essere umano nella costruzione di infrastrutture dati aziendali che riescano a guidarci nelle decisioni.
  •  Le fasi da seguire e le domande giuste da fare mentre identifichiamo e progettiamo i dati necessari.
  • Scegliere la tecnologia, come e perché farlo.
  •  Visualizzare e raccontare i dati (psicologia e comunicazione).
  • Scegliere azioni guidate dai dati e integrarle a una politica interna di change management.

La verità è che siamo qui perché, parafrasando Groucho Marx, «Se non ti stai divertendo, è perché stai leggendo i numeri sbagliati». Abbiamo bisogno di tornare a divertirci con i numeri.

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