Dis-Educazione Digitale: i Rischi delle Nuove Tecnologie

educazione digitale
Il web e le nuove tecnologie hanno portato tanti vantaggi, ma anche tanti risvolti della medaglia. Oggi parliamo della cattiva educazione digitale, cioè quelle brutte abitudini che sono diventate automatiche, ma di cui non si parla….ed è MALE perchè i sociologi sono preoccupati. Ribadiamo che la critica non è sulle tecnologie ma sulle modalità di utilizzo.

Ritengo utile fare una breve introduzione per capire come sono cambiati i nostri bisogni con l’emergere delle nuove tecnologie. Il vecchio Maslow è stato rivisitato, i nostri bisogni si sono allargati e le tecnologie ne fanno parte:

  • Essere connessi ad internet è diventato un bisogno fisiologico come mangiare e bere.
  • La nostra sicurezza è data dalla possibilità di sapere dove siamo con GPS e mezzi simili
  • I Social colmano il nostro bisogno di affetto
  • Il bisogno di essere stimati si traduce in avere un blog o un canale youtube con tanti fan, insomma influencer di ogni genere.

diseducazione digitale

Ma chi sono le vittime di questa rivoluzione?

Partiamo dai più indifesi, i bambini. Le nuove tecnologie hanno permesso anche ai più piccoli di giocare ed interagire con gli strumenti digitali con programmi di educazione, enciclopedie a basso costo ecc. Ma oggi alcune mamme danno i cellulari ai bambini perchè così stanno buoni e zitti, li piantano davanti la TV con programmi e videogiochi per non farsi disturbare. Così i parchi sono vuoti, i bambini diventano pigri e asociali.

Per i pediatri dovrebbe essere vietato usare il cellulare prima dei 10 anni per due ragioni:

  1. La prima è che il cellulare è un potente e pericoloso mezzo di comunicazione che se in mani inesperte può creare grossi danni, pensate a snapchat e la possibilità di inviarsi foto pornografiche che scompaiono nel web
  2. La seconda la cito direttamente dall’ordine dei pediatri “ Non conosciamo tutte le conseguenze legate all’uso dei cellulari, ma da un utilizzo eccessivo potrebbero scaturire una perdita di concentrazione e di memoria, oltre a una minore capacità di apprendimento e un aumento dell’aggressività e di disturbi del sonno” – fonte

 

Le seconde vittime siamo noi adulti, sebbene più esperti, non siamo al corrente delle conseguenze delle abitudini che abbiamo inglobato nelle nostre vite.Ripartiamo dal bisogno: in questa società che si sente sola, molti soffrono di abbandono, i social ci fanno sentire parte di qualcosa, ma le conseguenze sono devastanti. Pensiamo che i social colmino il bisogno di affetto ma in realtà cambia la nostra vita, le nostre relazioni e le rende più fragili, così esordisce il famoso sociologo Zygmunt Bauman.

  • Si crea una depersonalizzazione nella divisione tra la vita online e la vita offline, ciascuno con il proprio telefono in mano: sono insieme solo fisicamente, ma ognuno è ‘spiritualmente’ trasportato in altri mondi”.  “I social media spesso sono una via di fuga dai problemi della nostra vita off line, una dimensione in cui ci rifugiamo per non affrontare le difficoltà della nostra vita reale”. Insomma i nostri rapporti diventano fragili e poco reali. Spesso accade anche che viviamo esperienze offline e abbiamo subito il bisogno di condividere, a volte rinunciando anche alla stessa esperienza. Pensate a quando andate ai concerti e ci sono persone che fin dal primo istante guardano il concerto attraverso uno schermo. Anche la famosa cantante Adele si è ribellata esortando ad una fan a guardare il concerto con i suoi occhi…
  • Muta il concetto del tempo, a causa della comunicazione istantanea siamo meno in grado di fare programmi, perché siamo sempre più consapevoli che gli eventi della nostra vita sono imprevisti e imprevedibili. Non esiste più la divisione del tempo a casa, in ufficio e  in altre parole, viene eroso il tempo della nostra vita privata. Inoltre non esiste più la progettualità a lungo termine. Bauman sostiene come l’adattamento alle condizioni create da internet e dall’era digitale renda l’attenzione fragile e soprattutto incostante, incapace di concentrasi a lungo, allenata sì a “navigare” senza spingersi mai in profondità.
  • La superficializzazione dell’informazione, per cui non approfondiamo le fonti e ci basiamo su instant articles. i blog, i siti di informazione on line sono molto attenti al numero dei lettori, al numero di fan sulla pagina facebook. È ciò che il sociologo chiama ‘il sostituto povero della celebrità’. Il successo, oggi, è essere visti da quante più persone possibili.
  • il problema della privacy: nella società moderna e liquida – sostiene Bauman – non proviamo più gioia ad avere segreti. Alla base del social networking vi è, infatti, lo scambio di informazioni personali e chi tiene a cuore la propria privacy è, addirittura, visto con sospetto. Mentre facebook diventa proprietario di tutte le foto caricate, veniamo profilati e tempestati di pubblicità, mamme postano su internet foto dei loro bambini che spesso vengono estrapolati tramite quelli che si chiamano web-scraper ed utilizzati per i siti di porno-pedofilia.
  • il problema fisico: esistono diversi studi sugli  effetti statistici dovuti all’esposizione di breve periodo a campi elettromagnetici di forte intensità che porta alla manifestazione dei cosiddetti effetti termici: l’organismo in questione si riscalda per effetto dell’energia assorbita. Non mi addentro in materie biologiche, ma trovate diversi studi qui (www.radiationresearch.org). Ripeto, non ci sono prove, ma nel ‘900 anche la più grande azienda farmaceutica pensava che l’eroina fosse un ottimo farmaco…

 

In conclusione Al centro del pensiero del sociologo vi è da sempre la dimensione educazione etica e la dignità della persona umana: l’era digitale ha portato la creazione di reti ma non di comunità. Per Bauman la comunità è qualcosa che ci osserva e ci lascia poco spazio di manovra ma, al contempo, rafforza l’individuo, la sua autostima e la fiducia in sé stessi. Dall’altra parte la rete ci mette in contatto più velocemente ma ci rende più deboli, aumentando il senso di solitudine portando insicurezza e, a lungo andare, infelicità.

 

Come approfondimento vi linko 2 libri di Bauman

VEDI ANCHE: il lato oscuro del consumo per un consumo responsabile

3 Comments

  • Alessandra Rossi ha detto:

    Interessantissimo e sicuramente condivisibile. Dal 1995 – anno della mia prima frequentazione di community e forum online, allora stranieri, in seguito italiani – ad oggi, ho visto nei navigatori gli effetti collaterali dell'era digitale, che già 20 anni fa venivano segnalati dai colleghi e studiosi stranieri, con maggiore permanenza in Internet e capacitá di visione.
    I macro-social come Facebook, finalizzati solamente a monetizzare la presenza degli iscritti, spingono all'eccesso le peggiori pulsioni sociali ed umane citate nell'articolo.
    Contribuendo alla mediocrità ed alla superficialità, sono sia il motore, che lo specchio del malessere. Alla faccia delle "innovazione culturali, oltre che tecnologiche".
    Ma una reazione a questo malessere c'è. Un movimento di pensiero che allerta sui questi aspetti e stimola riflessioni e cambiamenti, esiste, evidentemente. Questo articolo ne è una prova 🙂
    Seguirò volentieri altri post sul tema.

    • Federica Brancale ha detto:

      Grazie Alessandra. Hai pienamente ragione, senza saperlo le persone che lavorano nel web spesso si allontanano completamente dalla tecnologia, il classico digital rehab come una vacanza in un’isola deserta, sembra essere una decisione logica ed invece spesso è il nostro inconscio/fisico che ha bisogno di un allontanamento. E’ vero anche c’è bisogno di una grande diffusione di questi temi, soprattutto per i più piccoli. Grazie per la tua condivisione 🙂 a presto!

  • Alessandra Rossi ha detto:

    Interessantissimo e sicuramente condivisibile. Dal 1995 – anno della mia prima frequentazione di community e forum online, allora stranieri, in seguito italiani – ad oggi, ho visto nei navigatori gli effetti collaterali dell'era digitale, che già 20 anni fa venivano segnalati dai colleghi e studiosi stranieri, con maggiore permanenza in Internet e capacitá di visione.
    I macro-social come Facebook, finalizzati solamente a monetizzare la presenza degli iscritti, spingono all'eccesso le peggiori pulsioni sociali ed umane citate nell'articolo.
    Contribuendo alla mediocrità ed alla superficialità, sono sia il motore, che lo specchio del malessere. Alla faccia delle "innovazione culturali, oltre che tecnologiche".
    Ma una reazione a questo malessere c'è. Un movimento di pensiero che allerta sui questi aspetti e stimola riflessioni e cambiamenti, esiste, evidentemente. Questo articolo ne è una prova 🙂
    Seguirò volentieri altri post sul tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *